Munera felici retulit quae splendida fato Roncilio, Tuscos celeberrimus inter honores

“La sorte felice ha elargito doni splendidi a Ronciglione, celeberrima fra le grandezze della Tuscia”
(Serangeli Papirio, Polygraphia Roncilionensium, Antonio Colaldi e Domenico Dominici, Ronciglione 1609)

Ronciglione è sorta -secondo la teoria più accreditata- molto probabilmente per volontà del Vescovo di Sutri verso la metà del secolo XI per avviare una politica di incastellamento per il ripopolamento del territorio e per la protezione dell’antica città di Sutri. Per questo vennero costruite alcune piccole chiese in posti strategici per favorire la nascita di nuove comunità, sorse così Capranica nel X secolo, intorno all’antica chiesetta di S. Pietro, e analogamente anche gli antichi centri di Vico e Casamala distrutti nel 1435 da Everso degli Anguillara.
Ronciglione si sviluppò gradualmente intorno all’antica chiesa di S. Maria della Provvidenza, in origine dedicata a S. Andrea, che è databile alla metà dell’XI secolo.
Il primo documento che menziona Ronciglione è del 1103 ed è conservato nell’archivio della chiesa di S. Maria in via Lata a Roma, un altro documento è del 1159 ed è conservato nell’Archivio Segreto Vaticano (1).
Ronciglione fu soggetta dal XII alla fine del XIV secolo alla potente famiglia romana dei Prefetti di Vico che avevano il loro castello principale a Vico sul lago omonimo. A partire dai primi anni del XV secolo Ronciglione passò sotto la signoria dei Conti degli Anguillara, famiglia avversa ai Prefetti di Vico, sino al 1465 anno in cui il Pontefice Paolo II (1464-1471) volle riappropriarsi dei castelli posseduti indebitamente dalla famiglia dei Conti degli Anguillara nel Viterbese e, per questo, inviò le truppe pontificie comandate dal Forteguerri.
Con la cacciata degli Anguillara il Pontefice Paolo II concesse a Ronciglione l’autonomia amministrativa.
Con Motu proprio del 17 dicembre 1526 Papa Clemente VII concesse a vita il castello di Ronciglione al cardinale Alessandro Farnese Seniore, che poi diverrà nel 1534 papa col nome di Paolo III, dietro versamento di duemila ducati d’oro (2).
Fu Papa Paolo III (1534-1549) ad erigere in Ducato, il 31 ottobre 1537, i numerosi feudi che la famiglia Farnese possedeva nel Viterbese, assegnandolo al figlio Pier Luigi (1503-1547) primo Duca di Castro e Ronciglione a cui successe nel 1547 il figlio secondogenito Ottavio (1524-1586) visto che il fratello maggiore Alessandro Juniore (1520-1589) era già cardinale (3). La capitale del Ducato era Castro mentre Ronciglione, quando Nepi fu ceduta alla Camera Apostolica nel 1545, assurse al ruolo di capoluogo della regione meridionale visto che il Ducato di Castro era diviso in due territori separati con in mezzo la città di Viterbo.
Il periodo farnesiano è stato sicuramente il migliore vissuto da Ronciglione. I Farnese furono lungimiranti e potenziarono le attività manifatturiere della nostra città sviluppando ferriere, ramiere e concerie (4), nel 1609 fu impiantata la prima tipografia di Antonio Colaldi e Domenico Dominici, nella 2° metà del XVI secolo sorsero anche fabbriche tessili, laboratori per la produzione di armi e anche un laboratorio per la produzione di corde per strumenti musicali; molti mastri artigiani furono fatti venire dal nord Italia a Ronciglione; la nostra cittadina fu trasformata nel centro economico-imprenditoriale più avanzato del Ducato.
Anche le tipografie progredirono: qui furono stampati nel 1616 Il Pastor Fido di Giambattista Guarini, poi nel 1624 la prima edizione italiana, dopo quella parigina del 1622, de La Secchia Rapita di Alessandro Tassoni, nel 1648 la seconda edizione degli Statuti farnesiani del Ducato di Castro e Ronciglione, dopo quella di Valentano del 1558, e vi fu anche la pubblicazione di alcune edizioni musicali e notevole fu la produzione di mazzi di carte da gioco molti dei quali venivano venduti nella città di Roma.
Durante il periodo farnesiano (1537-1649) Ronciglione conobbe anche un grande sviluppo urbanistico con la creazione di piazza del Comune e del tridente farnesiano (via della Campana, via Farnesiana e via del Rosario) ma anche di Borgo Ottavio (l’attuale corso Umberto I), piazza della Nave e via Roma, furono costruite ampie strade e numerosi palazzi signorili, ci fu anche un incremento demografico tant’è che alla fine del ‘500 la nostra cittadina contava circa 3500 abitanti.
Oggi Ronciglione rimane, distrutta Castro, con il suo storico impianto urbanistico su larga scala, il massimo esempio di urbanistica farnesiana del Ducato primigenio e in essa si respira ancora l’atmosfera farnesiana delle origini con il grande e ben strutturato Duomo barocco di cui fu il principale progettista Carlo Rainaldi, importante architetto camerale, e la bella fontana cinquecentesca con le tre pròtomi di bronzo di unicorno, opera di Antonio Gentili da Faenza. L’unicorno, simbolo di forza e di purezza, era un emblema araldico che rappresentava la famiglia Farnese e che, a volte, era posto sopra lo stemma con i sei gigli farnesiani, intervallato da un cimiero piumato.
Questo periodo di benessere politico ed economico proseguì anche dopo la fine del Ducato avvenuta nel 1649 quando le truppe pontificie di Papa Innocenzo X Pamphili conquistarono Castro e poi la distrussero. Le numerose attività manifatturiere consentirono alla nostra città di avere una fase di prosperità per tutto il XVIII secolo. Sorsero alcune accademie letterarie la più antica delle quali fu l’Accademia dei Desiderosi nata nella 2° metà del XVI secolo e di cui fece parte anche il maestro di ginnasio Papirio Serangeli nativo di Torri in Sabina; ricordiamo anche l’Accademia Arcadica Cismina sorta nel 1754 e voluta dai Padri Dottrinari di Ronciglione e poi l’Accademia Erculea degli Aborigeni sorta sotto il pontificato di Pio VI (1775-1799) che poi si fusero nell’Accademia Erculeo Cismina. Non possiamo non ricordare, poi, i due importanti musicisti e compositori barocchi Domenico Massenzio (1588 ca.-1650 ca.) e Tullio Cima (1596-1678) che tanto prestigio hanno dato a Ronciglione e le cui opere sono contenute in diverse edizioni musicali stampate anche a Ronciglione nel Seicento.
Nel 1728 Papa Benedetto XIII conferì a Ronciglione, con il Breve In supremo militantis Ecclesiae solio -visto il progresso economico, demografico, urbanistico e industriale- il titolo di Città.
Purtroppo il secolo XVIII si concluse tragicamente con i moti antifrancesi durante la prima Repubblica Romana del 1798-99.
La comunità di Ronciglione insorse contro le truppe francesi che si stavano trasferendo verso Viterbo. La nostra cittadina fu saccheggiata e data alle fiamme per opera dei soldati del Generale François Valter il 28 luglio 1799. L’incendio durò fino al 30 di luglio e furono distrutti 177 palazzi mentre tra gli insorti ronciglionesi morirono 82 persone.
Dopo le vicende del 1799, Ronciglione, benché ricostruita, non si riprese più. Diversi opifici vennero chiusi, anche l’ultima tipografia di Clemente Mordacchini fu trasferita a Roma dal figlio Carlo che vi lavorò fin dopo il 1820, la nostra città conobbe un lungo periodo di depressione economica.
Nel 1870 Ronciglione, con l’annessione di ciò che rimaneva dello Stato Pontificio, entrò a far parte del Regno d’Italia.
Ricordiamo, infine, come, molti anni più tardi, durante la 2° Guerra Mondiale, Ronciglione sia stata bombardata da parte dell’aviazione americana la mattina del 5 giugno 1944, a causa del fatto che presso una villa, situata in via San Francesco d’Assisi nella periferia nord della nostra cittadina, era alloggiato un Comando tedesco; nel bombardamento morirono 185 cittadini e numerosi soldati tedeschi, per questo fatto luttuoso, nel dopoguerra, è stata conferita al Comune di Ronciglione la Medaglia di Bronzo al valor civile.

Prof. Carlo Maria D’Orazi - Centro Ricerche e Studi di Ronciglione

Note:

(1) Cfr.: Palazzi O., Ronciglione dal XV al XIX secolo, Ronciglione, Tip. Spada 1977, p. X.
(2) Cfr. Palazzi O., op. cit., pp. 31-32
(3) Ricordiamo che la famiglia Farnese, nella persona di Pier Luigi, otterrà da Paolo III, nel 1545, anche il Ducato di Parma e Piacenza.
(4) A Ronciglione nel XV secolo erano già presenti ferriere, ramiere, concerie e una cartiera lungo il corso del Rio Vicano. Cfr.: Serangeli P., Polygraphia Roncilionesium, Colaldi e Dominici, Ronciglione 1609, ristampe anastatiche del 1970 e del 2004 a cura del Centro Ricerche e Studi, Tip. Spada, Ronciglione.

Etimologia del nome “Ronciglione”

Per quanto riguarda l’origine del nome “Ronciglione”, secondo il prof. Francesco Maria D’Orazi che è stato Presidente del Centro Ricerche e Studi dal 1984 al 2006, l’ipotesi più attendibile sembra essere quella che associa il nome alla conformazione del massiccio tufaceo su cui è stata costruita Ronciglione nel Medioevo:
“Rotondo ciglione - rotondus cilio - roncilio - Ronciglione”.

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