Il drappello di cavalleggeri con montura da ussaro francese

Perché si parla di Ussari a proposito del Carnevale di Ronciglione? Le spiegazioni sono diverse e come sempre c’è una leggenda di riferimento. Come ogni buona leggenda anche questa si rifà a una narrazione orale che nel passaggio delle generazioni ha unito avvenimenti storici particolarmente impressionanti e fantasia volando con passo lieve sulla rigorosa intransigenza degli storici.
Si narra infatti di un battaglione di Ussari francesi che, durante l’occupazione del 1799, avrebbe voluto rendere omaggio al Carnevale ronciglionese, o più probabilmente a una gentile fanciulla del luogo, aprendo i festeggiamenti; da allora si ripeterebbe questo rito. Sia vero o meno e in che modo e quando sia successo lo lasciamo dire alle ricerche degli studiosi che indicano il fatto come presumibilmente accaduto nel 1866.
Non è questo il punto. Il significato del loro passaggio ha perso nel tempo, semmai ne abbia avuto, il valore di testimonianza documentaria a favore di quello “scenico”. Nel grande spettacolo che è il Carnevale l'incedere ordinato degli Ussari e la galoppata squarciano il velo magico che separa la realtà dal suo contrario, aprono la strada al carnascialesco mondo rovesciato.
È per questo che l’attenzione filologica nella scelta dei costumi perde di importanza.
Non posso fare a meno di pensare alle vecchie fotografie, un po’ ingiallite e con i bordi dentellati, in cui mio padre, Nazareno Mordacchini Alfani, memorabile capitano degli Ussari, viene ritratto, su bellissimi cavalli bianchi o morelli, con preziosi colbacchi o con mantelli svolazzanti. Il battaglione è diventato negli anni un manipolo di moschettieri, un gruppo ordinato di messicani, una squadriglia di pseudozorro e altre varianti che non ricordo. Non posso, però, dimenticare l’emozione prima uditiva dello sbattere degli zoccoli sull’asfalto ampliata poi dal vociare eccitato che annuncia la galoppata e quindi l’entusiasmo nel vedere la staffetta che veloce risale il corso, e di seguito il capitano che galoppa con il busto rivolto all’indietro a controllare le terziglie, e in fondo, a chiudere, il serrafile.
Si tratta in realtà solo di pochi istanti, ma sono attimi intensi in cui si è travolti da un’esplosione di energia che deflagra dalle zampe potenti dei cavalli. Trattenuta dagli esperti cavalieri dentro le fila ordinate del drappello, quella stessa energia verrà poi lasciata libera di manifestarsi nella guizzante euforia del Carnevale.

Francesca Mordacchini Alfani

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